Metodiche di isolamento della Stromal Vascular Fraction (SVF) dal tessuto adiposo: stato dell’arte

Introduzione

L’idea di utilizzare il grasso come materiale di riempimento non è recente, infatti il primo utilizzo di innesti di grasso autologo è stata presentata da Neuber nel 1893 per il trattamento di difetti facciali (1). Nel 1910, Lexer ha per la prima volta utilizzato la tecnica in chirurgia plastica per aumentare le regioni malari e come riempitivo (2). Mentre, nel 1911, Bruning è stato il primo ad iniettare il grasso autologo nel tessuto sottocutaneo al fine di aumentare i tessuti molli (3). Solo nel 1950 fu pubblicato il primo articolo che descriveva il comportamento del tessuto adiposo autologo infiltrato per la correzione del profilo corporeo (4), dimostrando che il tasso di sopravvivenza per i trapianti di grasso autologo potrebbe essere più elevato del 50%.

leggi articolo



Milano Update 2019 in Chirurgia Rigenerativa. I Corso Nazionale dell’Accademia del Lipofilling.

Si è appena conclusa la prima edizione del Corso dell’Accademia del Lipofilling in Chirurgia Rigenerativa. Il Corso MILANO UPDATE 2019, svoltosi in due giornate presso l’ IRCCS Policlinico San Donato Milanese, di notevole valenza scientifica nell’ambito della ricerca clinica e preclinica di settore, rinnoverà l’appuntamento per la seconda edizione nel Febbraio 2020. Di seguito uno

leggi articolo



Un metodo non enzimatico per ottenere un derivato del tessuto adiposo altamente arricchito nelle cellule staminali adipose (ASC) da lipoaspirati umani: risultati preliminari.

Il tessuto adiposo possiede caratteristiche di espressione genica fenotipica simili alle cellule staminali mesenchimali umane (hMSC). Tuttavia, il potenziale multilineage può essere inibito e le cellule potrebbero non espandersi adeguatamente per soddisfare i requisiti della Good Manufacturing Practice (cGMP).

leggi articolo



Inestetismi addominali: una problematica comune a molte donne.

L’addome rappresenta una regione anatomo funzionale esteticamente molto importante, che riveste un ruolo importante nella vita quotidiana e che subisce variazioni con l’avanzare dell’età, ma anche e soprattutto a seguito di oscillazioni di peso corporeo e, per quanto riguarda le donne, come conseguenza di gravidanze plurime e/o gemellari. L’addome pendulo non è solo un inestetismo, ma può celare problematiche funzionali importanti ed invalidanti direttamente correlate alla spesso associata diastasi dei muscoli retti addominali.
La diastasi addominale è una patologia di cui si parla poco ma che, secondo dati recenti, ha un’incidenza del 32,6% ad un anno dal parto.

leggi articolo